Amici, stranieri
compagni, studenti, soci e tutte le altre persone che vogliono sapere delle mie prime esperienze nella terra d’Italia, leggete questo post del blog dove troverete alcune delle grandissime meraviglie della città di Gaeta.
Quando avevo undici anni, nei giorni dopo la sesta classe, avevo viaggiato in Italia con mio padre Davide, suo cugino Federico, e Nicola, il figlio di Federico. Sebbene siamo andati dappertutto la penisola, l’obiettivo del viaggio era riunire con la nostra famiglia a Gaeta.
Partendo da Roma, nostro cugino Angelo ci guidava al suo paese, Velletri. Dopo una breve pausa, avevamo continuato piú lontano fino a che siamo arrivati a Gaeta, appena a nord di Napoli.
I nostri parenti avevano una casa umile, ma i loro benvenuti per noi erano stravaganti—davvero, oltre i loro mezzi. Mangiavamo prosciutto con melone, pasta, e coniglio—mentre la ricezione incostante del loro televisione in bianco e nero mostrava una corsa di macchine con Michael Schumacher.
Piú tardi, ci hanno mostrato la spiaggia continua e alcuni dei punti di riferimento nella città.

C’era la “montagna spiccat” una montagna spaccata dal terremoto che è risultato in una chiesa rafforzata tra le due metá. Potevamo andare in questa chiesa e lungo il cammino c’era la famosa “mano del turco,” un’impressione nella scogliera delle cinque dita che secondo la leggenda, si era formata nel momento in cui un marinaio turco miscredente si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l’impronta della mano. Sotto queste meraviglie c’è una grotta colorata di un blu purissimo.
In poche ore, mi ho trovato innamorato di tutte le cose italiane. Quando ho visto il tramonto quella sera, avevo deciso che volevo imparare l’italiano per ritornare in questo bel posto e avere un’esperienza completa. E così il mio viaggio con la lingua italiana era cominciato.





